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I partiti liquidi e la fine della rappresentatività

partiti liquidi

Le elezioni politiche in Francia, con la vittoria di E. Macron, ci lanciano più di un messaggio chiaro ed inconfondibile sui valori e le idee degli elettori di oggi, sulla consistenza dei partiti politici (oramai ridotti a partiti liquidi) e sulla rappresentanza dei bisogni dei cittadini.

Primo: i partiti politici nel loro assetto tradizionale non esistono più e possiamo tranquillamente parlare di partiti liquidi che pongono un serio, serissimo, problema a chi vuole rappresentare in modo efficace le esigenze dei cittadini e del mondo del lavoro, quello molto spesso ignorante. Prevale il cosiddetto ‘movimento’, un’entità solo astrattamente non strutturata (non potrebbe non esserlo! ma questo paradosso vive dai tempi dell’anarchia come risposta politica al sistema tradizionale), che si nutre dell’apporto diretto degli interessati. Fantautopia!

Secondo: le idee ed i valori coerentemente tradizionali (per intenderci, quelli afferenti alla dicotomia sinistra vs. destra) non sono più attrattivi, perché in epoca di crisi prevale l’individuo. E questo lo vediamo dal dato del tesseramento sindacale che poggia oramai prevalentemente sui servizi. I partiti tradizionali ed il vero sindacato rispondono alla collettività ed al principio della solidarietà; chi vuole demagogicamente comandare ribatte con propaganda ad uso e consumo di elettori/utenti per lo più ignoranti ed egoisti.

E non è solo una questione di “fine del socialismo” (alla vittoria di Macron fa eco la disfatta del partito socialista di Martin Schultz nelle elezioni amministrative in Germania), o di fine della sinistra.

Il problema che si pone oggi è quello di come comunicare con chi vogliamo rappresentare, di come intercettare le loro esigenze, a fronte di una modalità comunicativa che si svuota sempre di più di contenuti puntando sulla propaganda fatta a colpi di spot.
Fino a qualche anno fa non c’erano grossi problemi ad identificare i bisogni degli impiegati, degli operai; non era difficile riuscire ad intercettare le loro esigenze, dato che la comunicazione era vissuta come un’azione personale e diretta: oggi, la precarietà del mondo del lavoro e quindi della società, la sua complessa frammentazione in individui virtualmente connessi, ma socialmente incapaci di interagire, rendere lo stesso agire politico e sindacale incerto. Prevale l’immagine dell’uomo solo che risolve i singoli problemi, non quella della comunità che affronta in modo complessivo e solidale la crisi e le problematiche di tutti.

Per questo siamo in una continua e perenne campagna elettorale, fatta di chiacchiere e promesse, ma di pochi fatti.

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