pubblico impiego contratto

Con l’accordo del 30/11/2016 sindacati e governo hanno definito la cornice entro la quale si dovrà muovere il rinnovo contrattuale, ormai un obbligo non più differibile da parte del governo, oltre ad essere una necessità (i dipendenti statali hanno perso, dal 2009 ad oggi circa 11.000 euro di media per il mancato rinnovo contrattuale).

Le vicende delle ultime settimane -il varo definitivo di otto decreti legislativi applicativi della legge 107/15, con le scelte che il governo si accinge a fare in tema di modifiche del D.Lgs 165/2001, con i nodi non sciolti del rapporto tra legge e contratto e del precariato, con il probabile complicato avvio della stagione contrattuale- richiedono da parte della FLC CGIL una forte mobilitazione finalizzata a rendere più visibili le piattaforme rivendicative nei settori della conoscenza, e favorire la più ampia partecipazione e condivisione da parte lavoratori delle scelte che faremo per migliorare la loro condizione.

Con l’approvazione dei decreti legislativi previsti dalla legge 107/15 si è consumato l’ennesimo strappo con il mondo della scuola. Questi provvedimenti, come la legge 107/15, non danno una spinta a migliorare la qualità del fare scuola perché negano i concetti basilari di una vera buona scuola: la cooperazione, la partecipazione, l’inclusione, la condivisione. Dobbiamo costruire le condizioni per riaprire una discussione pubblica sulle priorità di questo mondo partendo dalla condizione reale di chi nella scuola lavora e studia.
Allo stesso tempo la riconquista del contratto, nella nuova cornice del comparto “Istruzione e ricerca” rappresenta l’obiettivo strategico della nostra azione, finalizzata anche a dare nuovo protagonismo alle RSU che saranno rinnovate nel 2018. Non è un risultato scontato. Ci sono due condizioni che rappresentano la base minima per aprire un reale confronto con l’Aran, la certezza delle risorse e il recepimento dell’accordo del 30 novembre nella riscrittura del testo unico del pubblico impiego.
Attualmente queste condizioni non possono dirsi realizzate.
La priorità della stabilizzazione dei precari nei settori della conoscenza è l’altro grande fronte su cui la categoria deve impegnarsi. A partire dalle vertenze aperte sull’AFAM, sulla stabilizzazione degli organici docenti e ATA della scuola, sull’università e sugli enti di ricerca in relazione soprattutto alla revisione delle norme del testo unico che, ad oggi, valutiamo ancora insufficienti per raggiungere l’obiettivo del rinnovo dei contratti pubblici.

Abbiamo più volte evocato il rinnovo contrattuale. I problemi al momento sono DUE
1- la copertura economica
2- la riforma del testo unico.

È evidente una certa difficoltà del governo a trattare, a trattare con la CGIL soprattutto.
Con il contratto della mobilità abbiamo infatti ottenuto un testo ampiamente migliorativo rispetto alle disposizioni della L. 107/2015 e soprattutto migliore dello stesso ultimo contratto (da noi sottoscritto solo in parte, non per quanto riguarda la chiamata diretta):

– è possibile fare mobilità sulle sedi
– è rotto il vincolo triennale
– esiste un’unica fase di movimenti

E paradossalmente ci sono notevoli progressi anche di fronte alla legge Brunetta ed alla Buona Scuola:
– l’assegnazione del personale ai plessi è oggetto di contrattazione decentrata, dunque di contrattazione d’Istituto
– la chiamata diretta non esiste più perché esiste l’individuazione per competenze.

Segno che quando ci lasciano fare i contratti li facciamo bene e siamo davvero pericolosi per quelli che vogliono eliminare corpi intermedi, accentrare il controllo per dispensare delle mance.

Per questo è necessario che i prossimi DEF (Documenti di Economia e Finanza) mettano da parte i 5,7 miliardi di cui abbiamo bisogno per il rinnovo contrattuale di tutto il pubblico impiego, perché il rinnovo contrattuale deve essere anzitutto adeguamento salariale. Nel prossimo DEF di questo non si parla!

E’ importante che l’ARAN rilasci al più presto l’atto di indirizzo per avviare la contrattazione, ma ancora più importante e determinante è fare pressione anche politica sul Parlamento perché il testo unico, la riforma del D.Lgs. 150/09 e del D. Lgs. 165/2001, siano effettivamente coerenti con l’accordo del 30 novembre 2016, ovvero presentino degli adeguamenti normativi che rendano effettivamente il contratto esigibile e non modificabile da una qualunque legge.

Le proposte portate avanti ad oggi negli articoli in discussione non vanno in questa direzione, perché sono ancora vaghe e sono ancora insufficienti a garantire l’attuazione dell’accordo del 30 novembre. In più presentano dei peggioramenti anche in quelle parti legate al sistema sanzionatorio.

Estratto dell’intervento all’incontro pubblico su «Discussione sullo stato del rinnovo contrattuale del Pubblico Impiego e della Scuola» organizzato da Sinistra Italiana Mantova (con Florindo Oliverio, FP CGIL Lombardia, e Antonio Placido, deputato di Sinistra Italiana)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: