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Un bilancio sul Bonus Premialità

bonus premialità

L’articolo comparso sul Corriere della Sera di ieri (Perché il merito non entra a scuola, 5 gennaio 2017) permette di fare alcune riflessioni sulla gestione da parte dei dirigenti mantovani del bonus premialità definito dalla L. 107/2015 (art. 1 commi 126-130) sulle scuole del nostro territorio mantovano.
La FLC CGIL ha sempre espresso un parere negativo relativamente all’attribuzione del bonus, perché
– pur limitato dai criteri del comitato di valutazione, l’attribuzione del bonus è stata di fatto appannaggio del dirigente scolastico e della sua discrezionalità;
– i criteri individuati ed individuabili non sempre possono essere considerati oggettivi (come si fa a misurare la qualità dell’insegnamento?);
– le griglie di valutazione elaborate si sono rivelate spesso particolarmente onerose e cervellotiche sia nell’elaborazione sia nel loro utilizzo (si parla a volte anche di 150-200 items!!!).

A questi dati di contesto si aggiungano alcune specificità del nostro territorio, dove, per esempio, alcune scuole hanno escluso i docenti neoimmessi in ruolo perché ritenuti non ancora confermati! Oppure in molti casi è stato adottato il criterio dell’autocandidatura da parte dei docenti, salvo poi derogare là dove quelli che il dirigente ritenevano meritevoli si erano rifiutati di candidarsi perché contrari all’attribuzione del bonus!

Inoltre abbiamo fin da subito espresso un parere negativo anche sulla formulazione del Comitato di valutazione, figura ibrida anziché terza, deputata alla definizione dei criteri perché in esso sono coinvolti i docenti stessi ed i genitori che potrebbero avere -come si è rivelato, purtroppo- interessi specifici e conflitti.

Al contrario non abbiamo mai espresso un parere negativo alla valutazione, purché fosse chiaro che nella scuola, ambiente collaborativo e cooperativo, non può essere utilizzata come elemento competitivo a danno della collegialità, ma indicatore di aree da migliorare e potenziare.

La prima esperienza, dai dati in nostro possesso, è stata certamente negativa.

Molti dirigenti infatti si sono arroccati in una posizione di puro difensivismo, hanno rifiutato ogni tipo di confronto, e in maniera autoritaria hanno condotto i lavori dei comitati di valutazione, dove spesso il membro esterno era un altro dirigente a volte in pensione.

Mediamente le scuole mantovane hanno ricevuto fra i 20.000 ed i 30.000 euro per la premialità; l’uso che se n’è fatto è stato comunque vario, dal momento che alcuni dirigenti hanno privilegiato poche persone (con cifre anche di 3000 euro e più), mentre altri hanno riconosciuto il lavoro di équipe della scuola e quindi hanno allargato la platea dei bravi riducendo ovviamente i compensi (mediamente la cifra è stata di 600-800 euro a docente, che volendola dividere per almeno i 10 mesi di attività didattica comporta un riconoscimento di 60-80 euro mensili. Una mancia!).

Dai dati in nostro possesso la forbice dei docenti interessati dalla premialità oscilla fra il 10 ed il 35% dei docenti di ruolo delle singole scuole.

Negativo anche l’uso dell’informativa successiva sull’utilizzo dei fondi ministeriali per la premialità, ridotta a semplici dati aggregati: col paradosso che se deve essere uno sprone per migliorarsi, in realtà non pubblicizzando i nominativi non si indicano i “migliori” che devono essere modello per gli altri.

Di positivo c’è stata la possibilità di stipulare alcune intese sindacali sulla distribuzione del bonus (in 6 scuole, poco più del 10%), in un clima di confronto e collaborazione con i dirigenti scolastici.

Insomma, questa premialità ha fatto acqua da tutte le parti: perché ha messo alcuni docenti contro altri (precari contro docenti di ruolo), perché ha coinvolto soltanto una parte del personale che lavora abitualmente nella scuola (i docenti e non il personale non docente!), perché si basa su risorse insufficienti che avrebbero potuto essere destinate ad altro, per esempio al rinnovo contrattuale! (si parla di 200 milioni di euro annui), perché ha avuto un sistema di gestione cervellotico, dispersivo e poco condiviso.

E di questo il Governo è cosciente, tanto che nell’intesa siglata il 30 novembre, relativa al rinnovo contrattuale nel pubblico impiego, c’è l’impegno da parte del governo di riportare la materia della valutazione e valorizzazione professionale del personale della scuola nell’alveo della contrattazione di primo e di secondo livello.

Soltanto nel contratto nazionale, attraverso la definizione di regole e criteri condivisi ed uguali per tutti, inclusivi e non divisivi, la valutazione e la valorizzazione potranno dirsi effettivamente efficaci.

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