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Dittatori, eroi e mezze cartucce: ricordo di Fidel Castro (1926-2016)

fidel castro

Basterebbe soltanto il fatto di essere stato il n.1 della lista dei nemici della CIA per farne un eroe della democrazia e della libertà: Fidel Alejandro Castro Ruz è morto ieri a 90 anni e oggi i giornalisti, i politicanti, i pensanti hanno iniziato a celebrarne le lodi o tesserne le nefandezze. Per alcuni un eroe, per altri un dittatore assassino. «La storia mi assolverà» ha detto il Lìder Maximo per lasciare che sia il tempo a giudicarlo: noi oggi non siamo in grado di farlo, perché il suo disegno politico (marxista e leninista) va oltre la nostra comprensione.biani fidelQuando è calato nel 1958 a Cuba col suo compagno d’avventura, Ernesto De La Serna, detto il “Che” per il suo intercalare tipicamente argentino, Fidel ha liberato l’isola caraibica da un  dittatore corrotto (Fulgencio Batista: andrebbe ricordato, no?), restituito ai cubani le fabbriche espropriandole al conquistatore americano (una seconda liberazione); poi ha cominciato un lento e progressivo cammino di indipendenza dell’isola cubana che oggi garantisce assistenza a tutti indipendentemente dal reddito, garantisce l’istruzione pubblica, la sanità pubblica — Ha difeso Cuba dal capitalismo di ritorno, dai nemici interni ed esterni: anche l’angelico J. F. Kennedy ha provato a farlo saltare, ma la Baia dei Porci ancora oggi è ricordata come una vera disfatta della politica coloniale americana (poi sarebbe arrivato il Vietnam).

Orgoglioso, patriottico, visionario: Fidel Castro ha resistito al capitalismo americano, al loro infame bloqueo che ancora oggi resiste, che ancora oggi complica la vita di migliaia di cubani. Con Che Guevara è stato uno dei due dioscuri della rivoluzione culturale del centro e sud America: i due barbudos hanno tracciato la strada per la rinascita di un continente umiliato da secoli di dominazioni straniere. Lo hanno seguito ad oggi soltanto Hugo Chavez, Maduro e Evo Morales ma la strada è segnata Ha denunciato la condizione di sottomissione e sudditanza economica del suo Paese a più riprese e con un senso della realtà che ha rotto gli schemi della diplomazia.

Ancora oggi si ricorda il discorso all’ONU contro la corsa alle armi nucleari:

Fidel ha stretto accordi con le principali democrazie e nazioni del centro-sud America dimostrando che non esiste soltanto la strada del servilismo verso gli americani: forse per questo è stato un tiranno, un dittatore, uno statista poco illuminato?

C’è Fidel e poi ci sono gli sciacalli: sentire pronunciare il suo nome da persone come Mattarella, Renzi, Salvini, genera un certo imbarazzo, considerando lo spessore politico e culturale di questi ultimi .

Ma anche leggere i giudizi così netti di opinionisti a me cari, come Roberto Saviano, mi lascia abbastanza perplesso.

Parlarne da qui è facile, dovremmo invece sapere che non c’è rivoluzione che non richieda spargimento di sangue; non c’è libertà regalata e conservata senza altri sacrifici.

Grazie Fidel, hasta la victoria, siempre!

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