letture

Bernard Malamud, L’uomo di Kiev [Minimum fax, 2014]

prigione a kiev malamud

Yakov Bok, il tuttofare [come il titolo originale: The fixer, scritto nel 1966 dall’ebreo-americano Bernard Malamud], ebreo tradito dalla moglie, decide di trasferirsi in città, a Kiev, per dare una svolta alla sua vita. In realtà si sta consegnando in pasto ad un destino ingrato, che gli farà pentire di aver abbandonato la sua sterile terra natia, la campagna russa, lo shtetl, il suo noioso, piccolo, fastidioso ghetto.

malamud l'uomo di kievBasato su una vicenda realmente accaduta, L’uomo di Kiev è la storia di uno sconcertante caso giudiziario. È il 1911 e la Russia zarista è attraversata da frequenti scoppi di violenza antisemita. Yakov Bok è un ebreo che si guadagna da vivere come tuttofare; lasciato dalla moglie, cerca fortuna nella città di Kiev dove, spacciandosi per gentile, riesce a farsi assumere come sorvegliante in una fabbrica di mattoni. Ma quando accanto alla fabbrica viene ritrovato il cadavere di un bambino, si diffonde la voce che si tratti di un delitto perpetrato dagli ebrei a scopi rituali e scatta la ricerca del capro espiatorio: tradito da false testimonianze e incastrato dalla polizia, Yakov viene accusato del crimine. Rinchiuso in carcere senza processo, umiliato, abbandonato da tutti, l’uomo non smetterà di lottare con tutte le sue forze per difendere la propria innocenza. Pubblicato per la prima volta nel 1966 e premiato con il Pulitzer e il National Book Award, L’uomo di Kiev non è soltanto una vigorosa denuncia del razzismo e della violenza del potere, ma un apologo universale sulla condizione umana: sulla nostra solitudine, le nostre paure irrazionali, il nostro incoercibile desiderio di giustizia. 

La storia è tristissima, feroce, crudele: mette a nudo la debolezza, l’impotenza e la fragilità di un uomo da solo contro un intero sistema capace di farlo a pezzi, sconfessarlo dando di lui un’immagine deformante talmente lontana dalla realtà dei fatti da far paura. Ogni nostra azione può essere letta ed interpretata in modo da essere fraintesa e riletta.

Siamo semplici pedine, se non siamo nel sistema. E Yakov, tuttofare ebreo, non può che segnare due sconfitte, una contro le sue radici ebraiche, uno constro il sistema antisemita zarista. Nel mezzo, in questa ostile solitudine, si consuma il dramma della vita umana.

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