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Stoner [Fazi Editore, 2012]

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Non ho ancora ben chiaro se Stoner di John Williams (Clarksville, 22 agosto 1922 – Fayetteville, 3 marzo 1994) mi è piaciuto molto o il giusto. Sta di fatto che è un libro dal quale è difficile staccarsi in modo indifferente…La storia è avvincente nella sua semplicità: William Stoner -contadinotto nato a cavallo fra il 1800 ed il 1900- trova nello studio e quindi nell’insegnamento nell’Università del Missouri un riscatto umano che gli è negato prima dalla sua famiglia d’origine (madre e padre contadini), quindi dalla famiglia che costruisce con la bella quanto complessa Edith.

È la storia semplice di un antieroe e della sua infelice felicità, della melanconica fatica di vivere senza cercare di capire il mondo: perché soltanto questo è il desiderio di Stoner, vivere la sua vita senza troppe pretese, senza troppe illusioni.

Una cosa mi pare chiara: cominciato a leggerlo non si riesce a smettere finché non si arriva all’ultima pagina, quando letta la parola fine c’è tutto il tempo per pensare e ripensare agli avvenimenti che hanno movimentato la vita del povero Bill Stoner.

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