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La teoria delle ombre, di Paolo Maurensig [Adelphi 2015]

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Probabilmente fra i libri di scacchi è il migliore che abbia letto in questi ultimi anni, non solo perché non si sforza di variare il solito cliché (la sconfitta è sanzionata con una ‘penitenza’ o con una ‘perdita’, come era ne La variante di Luneburg), ma perché permette di romanzare una biografia, biografare un romanzo.

Aleksandr Alechin è stato il primo grande maestro di scacchi dell’età moderna, il primo che ha provato ad intrecciare la mania con la storia, per venirne a capo e ritagliarsi all’interno della miseria umana il proprio status di ‘super-uomo’.

alechinRazzista, collaboratore dei nazisti, figura poliedrica, ma anche aggressivo e geniale giocatori di scacchi, Alechin ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita in preda ai fumi dell’alcol nella lontana Estoril, dove la morte lo sorprende poco prima di preparare la sfida con il suo eterno nemico, il cubano Raul Capablanca.

Diventato oramai maniacalmente preda delle sue paure e delle sue nevrosi, soprattutto del suo passato, il romanzo è un ritratto malinconico di un uomo al termine della sua vita, nel momento di fare i conti con le sue azioni trascorse e con i giorni migliori che furono.

Ma rappresenta anche l’estremo tentativo di riscatto di un campione che fatica a cedere il passo al suo lato umano, che fatica a tenere a bada il suo narcisismo in occasione della sua ultima intervista, che ha voglia di raccontare e di redimersi, che ha ancora il desiderio di trovare la pace sulle remote sponde dell’Atlantico.

Come molti romanzi di Paolo Maurensig, il libro mette al centro un’ossessione e/o una malattia, per cogliere l’umanità del personaggio, senza rinunciare ad una venatura gialla: come è morto il campione? perché la sua morte è stata così circondata dal mistero? Maurensig avanza una teoria che consiste nel …

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