mondoscuola

Dietro il 97 per cento

scuola italiana

Il 97 per cento degli insegnanti a cui è stata proposta una cattedra sulla base del piano di assunzioni contenuto nella riforma della scuola recentemente approvata ha accettato il nuovo posto di lavoro. In tutto saranno assunti 8.532, mentre 244 precari hanno rinunciato al posto, esplicitamente oppure non rispondendo all’offerta. Circa settemila tra i nuovi assunti dovranno cambiare città, muovendosi da sud verso nord e in particolare dalla Sicilia verso la Lombardia, e dalla Campania verso il nord e il Lazio.

Il problema non è certo quel 3%, perché potrebbe dirsi un calo fisiologico, né tantomeno la cosiddetta deportazione (e, per favore, abbiate pudore ed utilizzate altri termini che non siano “deportati”, “esodati”, “migranti” … non è proprio il momento storico-culturale più appropriato).

Il problema è tutto il meccanismo:
1- quando si è fatto la conta del ‘fabbisogno’ non si è tenuto conto del fatto che molte classi di concorso non hanno disponibilità nelle scuole ed altre di cui c’è bisogno non hanno abilitati in prima fascia? sono tornati indietro circa 8000 posti, soprattutto di sostegno. Sono pochissimi gli assunti in alcune discipline (architettura -A018; musica -A032 …) Nessuno nella Scuola dell’Infanzia.
2- i riflessi che ci saranno sulla cosiddetta fase c) sono evidenti: o i Dirigenti Scolastici indicheranno come fabbisogno quello che c’è nelle graduatorie, o si rischia un altro flop.3- il meccanismo socialmente sottoscrivibile di permettere a chi ha già una supplenza di rimanere nella propria provincia ha creato un effetto paradossale di rinvio al prossimo anno scolastico dei neoimmessi in ruolo. Soprattutto verrà meno il principio di continuità didattica che dovrebbe essere alla base di questa ennesima rivoluzione scolastica: è vero che anche ieri i neoimmessi in ruolo erano incardinati su sedi provvisorie, qui si sta parlando però di sedi di passaggio in attesa di avvicinarsi alla provincia di residenza mediante albo territoriale e chiamata diretta. La meritocrazia? La continuità?

Insomma, questa riforma doveva essere una risposta alle sentenze negative della corte di giustizia europea che condanna l’Italia a sanare il vulnus della reiterazione dei contratti annuali oltre i 36 mesi.
C’era la possibilità di fare bene e fare di più attraverso assunzioni mirate nelle province di quel personale che in quei territori ha prestato servizio per anni, attraverso un piano pluriennale di assunzioni in ruolo che prevedano anche formazione e ‘riconversione’ dei non abilitati già in servizio da anni, attraverso la valorizzazione del personale variamente già abilitato…

E’ stato fatto altro, è stato fatto male.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: