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Per il liceo classico

R600x__liceo_classicoProcesso alla scuola. Per l’accusa Andrea Ichino, difensore Umberto Eco. Un dibattito sul tempo presente legato anche alle ipotesi di riforma del sistema scolastico avviate dal governo

Quest’anno il 6 per cento degli studenti che si è iscritto alle scuole superiori ha scelto il liceo classico. Vent’anni fa era il 12 per cento. La domanda da porsi è la seguente: era troppo alta allora o è troppo bassa oggi?.
Alessandro Cavalli, Il Mulino n. 5/2013

«Ragazzi e famiglie oggi vogliono il liceo, ma senza latino. Meno che mai il greco. Sono ritenute materie inutili, e per giunta difficili e faticose. Non servono, e tolgono la spensieratezza ai nostri poveri pargoli… Ci viene chiesto invece solo di intrattenere serenamente i ragazzi e, semmai, di prepararli al lavoro» (Paola Mastrocola, scrittrice e insegnante al liceo).
Goffredo Pistelli, ItaliaOggi 13/9

Ragazzi che si sono iscritti al primo anno delle superiori per il 2014/2015: 537.242. Di questi il 49,8 per cento ha scelto un liceo: al primo posto lo scientifico (15,6 per cento, +2,7 rispetto all’anno precedente), secondo il linguistico (8,8 per cento, +0,5), terzo il classico (6 per cento, -1).
Focus Iscrizioni 2014/2015, Ufficio statistico Miur

Il liceo classico è assolto, perché «il fatto non sussiste». Ma dovrebbe essere riformato al più presto. Così ha deciso venerdì scorso, al Teatro Carignano di Torino, la corte riunita per il processo-spettacolo organizzato dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, dal Miur e dal Mulino. Un processo guidato da un giudice vero, Armando Spataro, procuratore capo a Torino. L’economista Andrea Ichino e il semiologo Umberto Eco sostenevano l’accusa e la difesa.
Vera Schiavazzi, la Repubblica 15/11

Andrea Ichino: «Ma se il liceo classico è così fondamentale, mi sapete spiegare come mai nessuno lo riproduce in altri paesi? O perché anche nazioni come la Francia e la Germania lo hanno abolito e oggi riescono a reagire alla crisi meglio di noi? E perché a un ragazzo di 14 anni non lasciamo la possibilità di scegliere un po’ alla volta quali corsi frequentare? Vi suggerisco di guardare alla Boston Latin School».
Vera Schiavazzi, la Repubblica 15/11

Al centro del dibattimento al Teatro Carignano tre le accuse del pm Ichino: il liceo classico è ingannevole, non prepara gli studenti anche per le materie scientifiche; è inefficiente, non aiuta ad affrontare problemi e opportunità del mondo moderno; è iniquo, ha contribuito a ridurre la mobilità sociale a favore di chi nasce in famiglie avvantaggiate. Dietro una domanda : è ancora la scuola migliore per formare le prossime teste del paese?
Andrea Giambartolomei, il Fatto Quotidiano 15/11

È un dato che in Italia il 70 per cento degli adulti è incapace di analizzare informazioni matematiche, contro il 52 per cento medio degli altri Paesi europei. Ichino: «Occorre ripensare un equilibrio. Dobbiamo scegliere: studiare i mitocondri, dove si ritiene ci sia l’origine della vita di tutto il pianeta, o l’aoristo passivo e le origini della nostra cultura?».
Mario Baudino, La Stampa 15/11

La replica di Eco: «Ripensare un equilibrio vuol dire insegnare meglio il latino, dialogando in latino elementare, introdurre per tutti i cinque anni almeno una lingua straniera, e perfino la storia dell’arte. Anche il greco si può cambiare, aumentando le traduzioni del greco della koiné. Propongo l’abolizione del liceo scientifico e la nascita di un’unica scuola, umanistica e scientifica».
Vera Schiavazzi, la Repubblica 15/11

Stefano Marmi, matematico e professore alla Normale di Pisa: «Il classico non prepara a capire il mondo attorno. Abbiamo generato in Italia una società in cui si dice: “Io non mi vergogno a dire che non so nulla del teorema di Pitagora”, anche nei salotti determinanti per il futuro dell’economia. Oggi viviamo in un mondo dominato dalla matematica tramite il suo braccio armato, che è il computer».
Andrea Giambartolomei, il Fatto Quotidiano 15/11

«Mi sono iscritto a Filosofia perché al classico ho avuto un meraviglioso professore di filosofia che sapeva insegnare. Questo è il problema delle nostre scuole, manca la pedagogia dell’insegnamento. Le università non preparano buoni insegnanti» (Umberto Eco).
Letizia Tortello, stampa.it 15/11

Un articolo di Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera del 30 giugno scorso raccontava questa storia: un papà e una mamma, indignati del fatto che il loro figlio, studente del classico, fosse stato bocciato perché aveva riportato 3 in matematica, 4 in fisica e 3 in storia dell’arte, invece di prendere l’erede a sberle, come avrebbero fatto i genitori reazionari di una volta, si sono rivolti al Tar del Lazio. E il Tar ha annullato la bocciatura. Eco: «Ora, è possibile che tre insufficienze, seppur gravi, siano poco per una bocciatura, ma queste cose dovrebbe deciderle un consiglio di professori o qualche organo didattico superiore. Ricorrendo all’incompetentissimo Tar si incoraggiano quei genitori che, quando i figli prendono brutti voti, invece di prendersela con loro, vanno a protestare con gli insegnanti. Buzzurri, educheranno dei figli altrettanto buzzurri».
Umberto Eco, l’Espresso 11/7

Quest’anno il ragazzo che ha superato i test per iscriversi alla facoltà di Medicina con i voti più alti è stato Augusto Egidio Ripa, di San Pancrazio Salentino, paese di diecimila abitanti nel Brindisino, diplomato al liceo classico “De Sanctis-Galilei” di Manduria. Ha preso 80,5 punti su 90 al quiz, molto al di sopra del secondo classificato.
Stefano Parola, la Repubblica 13/5

Giorgio Israel: « La sciagurata diatriba tra “scienze esatte” e cultura umanistica danneggia entrambe. Nella furia di distinguerle, le scienze vengono separate dalla cultura e pensate come mere abilità pratiche, predicando che solo ciò che ha un’utilità diretta vale qualcosa. Non a caso stiamo perdendo il senso della parola “ricerca”, ormai sinonimo di “innovazione tecnologica”».
Giorgio Israel, Il Messaggero 25/8/2013

Uno dei temi in discussione è quanto sia utile lo studio di una lingua morta come il greco. Paola Mastrocola: «I ragazzi chiedono continuamente “A cosa serve?”. Mentre la scuola dovrebbe essere un momento unico e privilegiato in cui nulla è valutato in termini di utilità e di ritorno. È la scuola voluta dall’Europa, lo so. Ma è una scuola che a poco a poco insegnerà solo a passare i test, non a pensare, a studiare lasciando che le parole, le idee, entrino in noi e ci facciano diventare persone migliori. Bisognerebbe reagire, farla noi insegnanti, una bella rivoluzione».
Francesca Sironi, l’Espresso 23/8/2013

«È la modernità, dicono in molti: con quello che è successo nel mondo, passare cinque anni a declinare lingue morte non è più immaginabile. Nemmeno per i figli di medici, avvocati, politici e imprenditori che nel ginnasio hanno sempre visto una conferma dello status di famiglia. Da Silvio Berlusconi a Massimo D’Alema, da Giorgio Napolitano a Matteo Renzi, da Matteo Salvini a Mario Draghi: tutti vantano nel curriculum la maturità classica».
Francesca Sironi, l’Espresso 23/8/2013

Per Alessandro Cavalli, sociologo e professore all’Università di Pavia, «è appunto questa funzione di riproduzione sociale della classe dirigente che ha incominciato a scricchiolare. Il liceo classico si sta trasformando, anzi si è già largamente trasformato, in una scuola pre-professionale per chi in seguito vorrà indirizzarsi verso l’insegnamento delle materie umanistiche o per chi troverà una collocazione tra i quadri dell’industria culturale. Se però si vogliono scuole che diano una solida preparazione per affrontare gli studi superiori e nello stesso tempo promuovano la mobilità sociale, non basta piangere sul declino del liceo classico. Bisogna lavorare sulla qualità, a partire dai professionali, per arrivare, certo, anche ai licei classici».
Alessandro Cavalli, Il Mulino n. 5/2013

«Certamente è una sfida. Chi ha paura del classico è meglio prenda altre strade, perché la vita è crudele e – anche se non è politicamente corretto dirlo – appartenere alle élites è rischioso e faticoso. Si può avere una vita felice e soddisfazioni anche estetiche studiando ebanisteria, e guai se non ci fosse chi lo fa».
Umberto Eco, l’Espresso 11/7

A cura di Luca D’Ammando (su Il Foglio)

 

TORINO – Il liceo classico è assolto, perché “il fatto non sussiste “. Ma dovrebbe essere riformato al più presto. Così, al Teatro Carignano, una corte già fortemente influenzata da una serie di opinioni favorevoli al liceo più antico d’Italia, da Luciano Canfora a Ivano Dionigi, ha deciso ieri, dopo un processo organizzato dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, dal Miur e da Il Mulino, dove l’economista Andrea Ichino e il semiologo e scrittore Umberto Eco sostenevano l’accusa e la difesa. Un processo guidato da Armando Spataro, procuratore capo a Torino, e accompagnato da testimonianze e “tifo”, nonché grida di dolore e di richiamo al cambiamento di insegnanti e studenti. Ma anche di argomenti che hanno trionfato, come l’invito di Eco a considerare che la cultura classica è utile e forse indispensabile, a chi deve progettare il software di un computer. Ecco gli argomenti principali con i quali Eco e Ichino si sono “sfidati”, con ironia il primo, con passione e dovizia di dati il secondo. Ma oltre che di scuola si è parlato moltissimo dei modi italiani, e non solo, di formare una classe dirigente.

Andrea Ichino: In questo processo cercherò di far condannare il classico perché inganna alcuni studenti, che lo scelgono per avere strumenti migliori. E poi perché è inefficiente e perché è figlio della riforma Gentile, la “più fascista delle riforme”, che voleva creare una scuola di élite impedendo alle classi svantaggiate di accedervi.

Umberto Eco: Sono d’accordo: il classico non prepara meglio dello scientifico, ma prepara in modo uguale. Ed è vero che Gentile non aveva fiducia nelle materie scientifiche. Nel liceo classico che ho fatto io c’era perfino pochissima storia dell’arte, la studiavamo solo su un vecchio manuale, il Pittaluga, con le foto in bianco e nero. E si erano dimenticati di spiegarci che Leonardo era un genio della pittura, ma non sapeva granché di chimica dato che molti suoi affreschi si scoloriscono.

Ichino: Nessuno vuole davvero abolire la cultura umanistica. Ma in Italia le competenze matematiche sono sconosciute al 70 per cento degli adulti contro il 52 medio degli altri paesi: forse è ora di restituire qualcosa. Occorre ripensare un equilibrio. Le ore non sono illimitate. Dobbiamo scegliere: studiare i mitocondri, dove si ritiene ci sia l’origine della vita di tutto il pianeta, o l’aoristo passivo e le origini della nostra cultura?

Eco: Ripensare un equilibrio vuol dire insegnare meglio il latino, dialogando in latino elementare, introdurre per tutti i cinque anni almeno una lingua straniera, e perfino la storia dell’arte. Anche il greco si può cambiare, aumentando le traduzioni del greco della koiné e di quello che anche Cicerone parlava. Propongo l’abolizione del liceo scientifico e la nascita di un’unica scuola, umanistica e scientifica.

Ichino: Su 1700 studenti bolognesi che si sono candidati al test per entrare alla facoltà di Medicina, quelli del classico erano avvantaggiati rispetto a quelli dello scientifico perché il loro voto di maturità era superiore di un punto e più rispetto alla media della scuola. Ciò nonostante, sono andati peggio nei test di chimica e di fisica. E se si paragona l’andamento al test con le medie successive degli esami si vede che a Medicina va meglio chi ha superato meglio la prova.

Eco: Ma chi ci dice che i test di medicina così come sono vadano bene? Che controllino anche la conoscenza memoriale, che pure è utile? E che invece non creino sacche di iperspecializzazione dove chi cura una malattia rara non sa più curare il raffreddore?

Ichino: Quello che sappiamo è che in Italia avere il padre laureato conta 24 volte di più per ottenere, da adulti, un reddito elevato. In America si arriva al massimo a 6 volte e ciò che conviene davvero non è tanto nascere nella famiglia giusta, ma provvedere a laurearsi in proprio. Per tacere del fatto che non solo l’inglese, ma anche l’arabo o il cinese possono essere oggi necessari.

Eco: Ma abolire la cultura classica serve solo a perdere la memoria, a farci vivere in una società orientata sul presente. Con le conseguenze che sappiamo: nessuno sa dire in che anno Mussolini e Hitler stipularono il primo accordo, nessuno dice che era il 1936. Lo stesso Hitler non doveva aver studiato bene la storia napoleonica, altrimenti avrebbe saputo che non si può invadere la Russia senza dover affrontare almeno un inverno. Quanto a Bush, invadendo l’Afghanistan non si era informato da nessuno su come mai né Inghilterra né Russia l’avevano già fatto nei secoli precedenti: realtà orografica e rivalità tribali rendevano l’impresa difficile.

Ichino: Ma se il liceo classico è così fondamentale, mi sapete spiegare come mai nessuno lo riproduce in altri paesi? O perché anche nazioni come la Francia e la Germania lo hanno abolito e oggi riescono a reagire alla crisi meglio di noi? E perché invece di imporre a un ragazzo di 14 anni un menù fisso non glielo si propone invece a’ la carte, lasciandogli la possibilità di scegliere un po’ alla volta quali corsi frequentare? Vi suggerisco di guardare alla Boston Latin School.

Eco: È vero, un mio nipote frequenta a Roma un liceo francese e in effetti ha potuto scegliere a’ la carte, decidendo per greco ed economia. Non è troppo appassionato alla grammatica, ma ama molto il modo in cui il suo professore passa facilmente da quella alla civiltà di Atene antica. E forse così scoprirà un poco anche i misteri dell’aoristo.

Ichino: Ma perché la nostra futura classe dirigente, o presunta tale, studia per anni il greco e il latino, passa il tempo a fare versioni, e alla fine non parla nessuna di queste due lingue mentre l’inglese o il francese sì?

Eco: Perché c’è modo e modo di studiare latino e greco. Adriano Olivetti cercava e assumeva oltre agli ingegneri anche persone con cultura umanistica, educate sulle avventure della creatività. Io stesso del resto appena ho avuto uno dei primi computer di Apple ho imparato a programmare un sistema per riprodurre i sillogismi classici sulla base della mia conoscenza di Aristotele. Non è vero dunque che un informatico sia un semplice esecutore di equazioni, anche se non è necessario che abbia letto i formalisti russi per pensare all’intertestualità.

Ichino:
Il liceo classico è iniquo perché non dà strumenti adeguati alla società, e dunque contribuisce a ridurre la mobilità sociale. La storia è certamente utile, ma dopo aver studiato quella e la filologia ci sono molte altre cose che uno studente deve fare. E tra queste utilizzare informazioni qualitative, di tipo scientifico, per risolvere i problemi.

Eco: È in un certo senso la mia proposta di un unico liceo. Si deve studiare il teorema di Pitagora, ma anche la sua teoria sull’armonia delle sfere. E il suo terrore dell’infinito.
Applausi, riunione della corte, sentenza dopo un’ora soltanto.

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