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L’ennesima bufala del governo del “fare”

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Se magari finissero di sparare a zero con spot elettorali propagandistici e si dedicassero davvero al lavoro concreto del “fare”, questo governo -che vuole distinguersi dai precedenti per la concretezza con cui intende operare- ne guadagnerebbe in credibilità!

Quota-96-pensioni-2014-prepensionamentoÈ una brutta vicenda quella dei “Quota96” della Scuola, illusi con un emendamento al DL 90/2014 (ennesima riforma della Pubblica Amministrazione) poi ritrattato stamattina dopo che era stato licenziato positivamente dalla Camera dei Deputati il 31/07/2014.

Brutta perché poneva un forte discrimine all’interno della categoria: come mai solo una parte? e gli altri?
Ancora una volta, come nel caso del bonus degli 80 euro, non si studiano possibilità legislative uguali per tutti, ma si cerca di dividere la platea dei lavoratori con interventi mirati a segnare pesanti pregiudizi: ed i lavoratori atipici? ed i pensionati? ed i liberi professionisti?
Si trattava di un’operazione demagogica almeno tanto quanto quella di scegliere nel folto numero dei ‘quota 96’ un’esigua fetta di beneficiari!
A distanza di poche ore, al Senato il governo sembra pronto a rimangiarsi tutto: niente più quota96 perché mancano una decina di milioni per la copertura della manovra!
Ora, già di per sé la manovra era iniqua andando a ‘colpire’ soltanto una fetta degli aventi diritto (massimo 4000 persone), adesso è addirittura grottesca.
Ma questo governo sa cosa vuole?
1) Il bonus degli 80 euro, senza nessun passaggio di concertazione sociale, era stato dato ‘a caso’ e con una formulazione tutt’altro che inoppugnabile.
2) Il piano per l’edilizia scolastica è stato riversato sui dirigenti scolastici…
3) Le assunzioni nella Scuola riguardano soltanto il 60% dei posti disponibili (55.000) in organico diritto: perché?

In breve: non è un governo lungimirante, anzi è piuttosto confusionario. Soprattutto è un governo che non rispetta i lavoratori: alcuni li illude (quota96) altri li mette in condizioni lavoratori di precarietà: poter mandare in pensione 4000 persone significa preparare e predisporre almeno 9000 domande di pensionamento, bisognava che sacrificassero le loro ferie dipendenti statali (INPS e MIUR) e dipendenti di patronati …
Questo governo dimostra ancora una volta di non conoscere il senso del lavoro (che va programmato, che va mediato e costruito), soprattutto non sa riconoscere i meriti di chi lavora.

 

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha licenziato il testo del decreto legge sulla Pubblica amministrazione, inserendo 4 modifiche rispetto al provvedimento uscito dalla Camera. Si tratta degli emendamenti del governo. Le proposte emendative presentate dall’esecutivo sono quindi passate tutte, ci sono anche l’abolizione del pensionamento d’ufficio per professori universitari e primari a 68 anni, il ritorno alle penalizzazioni per chi esce a 62 anni e l’eliminazione dei benefici per le vittime del terrorismo. La Commissione ha dato anche l’ok al mandato al relatore. Il testo è atteso nell’Aula di Palazzo Madama. Per quanto riguarda il parere della commissione Bilancio, dovrebbe arrivare domani in prima mattinata. La commissione Affari Costituzionali del Senato ha anche approvato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna il governo a valutare una soluzione per i pensionamenti nella scuola, noti come ‘quota 96’, in un prossimo provvedimento.

“Dobbiamo correre”. Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, a chi gli chiede se sul dl P.A. sarà posta la questione di fiducia al Senato. Una possibilità che al ministro “sembra ragionevole”, visto che anche alla Camera si è fatto ricorso a questo strumento.

Riprende la discussione in Aula. Alle 18 si dovrebbero votare le questioni pregiudiziali poste da tutti i gruppi di opposizione. Il governo finora non è intervenuto. In seguito alle modifiche apportate dalle commissioni competenti a Montecitorio, il provvedimento dovrà ritornare al Senato.

Flc-Cgil: su ‘Quota 96’ palese ingiustizia – La decisione del Governo di stralciare dal decreto legge sulla pubblica amministrazione l’emendamento per risolvere la vicenda del personale della scuola di quota 96 “è un atto di palese ingiustizia”. Lo afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, facendo notare che “la copertura finanziaria era del tutto irrisoria e i benefici sarebbero stati ampiamente maggiori rispetto ai costi”. “Ancora una volta – osserva il sindacalista – prevalgono gli interessi e le logiche delle burocrazie ministeriali sulla funzione della politica nel garantire giustizia e equità. Si blocca la permanenza a scuola di insegnanti e personale Ata che per effetto della devastante riforma Fornero non hanno potuto accedere alla pensione, al termine dell’anno scolastico 2011-2012, pur avendo maturato i requisiti. Si ritarda di molti anni il pensionamento di quelle persone e non si consentono ulteriori 4 mila immissioni in ruolo. Alla faccia di tutta le retorica sui giovani e la centralità della scuola. Vorrei ricordare che per il prossimo anno scolastico – prosegue Pantaleo – le assunzioni sono solo 33.380 a copertura del solo turn over e notevolmente inferiori rispetto alla disponibilità di posti. Non si intravede alcun cambio di passo del Governo sulla scuola pubblica e la vicenda di quota 96 conferma – conclude – che l’unica logica rimane quella della drastica riduzione di spesa”.

Gilda: su ‘Quota 96’ beffa di Stato – “Una beffa di Stato che denota una mancanza di serietà intollerabile da parte delle istituzioni”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta la cancellazione da parte del Governo dell’articolo riguardante Quota 96 contenuto nel decreto sulla Pubblica Amministrazione. “Dopo due anni di calvario, 4000 insegnanti assistono impotenti per la seconda volta allo scippo della pensione maturata legittimamente e tutto ciò avviene perché viviamo in un Paese dove la politica è fatta soltanto di annunci. La copertura economica per risolvere la questione, e sanare un’autentica ingiustizia, ammonterebbe a 45 milioni di euro: una somma che il Governo potrebbe recuperare – afferma Di Meglio – razionalizzando capitoli di spesa come quello relativo alla gestione del sistema informatico del Miur, per il quale si spendono 30 milioni annui con risultati pessimi, come dimostrano i numerosi problemi sorti durante le operazioni di mobilità”.

Sel: su quota 96 governo conferma ingiustizia – “Il Governo dei soli annunci ha colpito ancora: per i lavoratori della scuola ‘quota 96’ si allontana di nuovo il sacrosanto diritto di andare in pensione. Il governo, in piena continuità con le politiche montiane di tagli e riduzione della spesa, perde un’occasione importante per tutelare i diritti lesi dalla fallimentare Riforma Fornero”. Lo hanno dichiarato le senatrice Loredana de Petris, presidente del gruppo Misto – SEL e Alessia Petraglia, capogruppo SEL in commissione Istruzione. “Si conferma così – hanno proseguito – una grande ingiustizia non consentendo a 4mila lavoratori della scuola di andare in pensione e si impedisce a migliaia di precari la giusta stabilizzazione. Un danno per i singoli e la scuola tutta perché nonostante 33.380 assunzioni, i posti da coprire per una vera scuola pubblica sono ancora tantissimi”. “Il governo continua a raccontare bugie, perché per la maggior parte delle misure economiche annunciate mancano le coperture necessarie. Eppure erano evidenti a tutti i benefici di questo emendamento approvato all’unanimità alla Camera. Noi chiediamo di ripristinare l’emendamento, trovare le risorse e dare finalmente un segnale vero di questo cambiamento tanto annunciato ma sempre rinviato”. “Insomma, quanto avevamo chiesto al ministro Carrozza, oggi torniamo a chiederlo ai ministri Giannini e Madia e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ci auguriamo che questa volta – hanno concluso De Petris e Petraglia – si riesca ad ottenere un risultato positivo per i lavoratori”.

Studio: 6 miliardi l’anno costo imprese per ritardo pagamenti – Il ritardo dei pagamenti ai fornitori della pubblica amministrazione ha finora determinato un costo del capitale a carico delle imprese italiane di oltre 6 miliardi di euro all’anno, pari a quasi 30 miliardi nel periodo 2009-2013. Il dato emerge da una ricerca realizzata dal centro studi “ImpresaLavoro” di Udine. I pagamenti del committente pubblico italiano arrivano in media dopo 170 giorni dal ricevimento della fattura, mentre i fornitori privati di norma pagano dopo 60 giorni. Secondo le stime prudenziali di ‘ImpresaLavoro’, l’ammontare per il 2013 è di circa 74,2 miliardi di euro, pari a circa il 4,8% del Pil. Lo stock di debito commerciale della nostra P.A risulta in calo: nel 2010, esso aveva toccato la cifra record di 87,3 miliardi di euro, pari al 5,5% del Pil. ”La diminuzione dello stock è dovuta alla riduzione della spesa pubblica relativa all’acquisto di beni e servizi, nonché dei tempi di pagamento concordati con i fornitori. Non è quindi diminuito il ritardo medio nel pagamento delle fatture” si afferma nello studio.

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