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Giustamente, da vuoto-senza-idee qual è, Matteo Renzi emula Napolitano e Grillo e manda il suo messaggio agli italiani ( eNews 380 ).Dal momento poi che il modello Napolitano ha suscitato grandi interessi, Matteo non può non citare delle lettere che ha ricevuto, con risultati risibili!

Scrive infatti:

Qualcuno mi ha detto “Scusa Matteo, ti abbiamo votato l’8 dicembre e non hai ancora abolito il Senato e nemmeno hai cambiato la legge elettorale”. Hanno ragione loro. Perché il mandato delle primarie dell’8 dicembre è fortissimo e non accetta compromessi: subito una legge elettorale seria, riforma della politica con tagli per un miliardo di euro, provvedimenti immediati sul lavoro perché torni un briciolo di speranza nel futuro dell’Italia.

Mi pare giusto che il mandato dell’8 dicembre dia subito dei risultati!!! Ma come, al 2 di gennaio il Senato non è ancora stato abolito???
Da qui anche una lettera a tutti i partiti per proporre vari modelli di possibili alternative al ‘porcellum’.

Di questo magari scriverò un’altra volta: valga soltanto come riflessione il fatto che Renzi proprio di idee chiare non ne ha! ci sono 3 modelli tutti antagonisti fra di loro, nessuno risolutivo o coerente con l’altro…

Mi interessa invece soffermarmi su un altro proclama:

La direzione del Pd sarà convocata per il 16 gennaio. In quella sede mostreremo anche come vogliamo procedere per il Jobs Act che è un documento molto più articolato di quello che si è letto fino ad oggi

Il nuovo segretario del PD vuole la flexsecurity, il connubio tra sicurezza e flessibilità sul modello di Pietro Ichino, guru della precedente campagna elettorale, adesso sostituito da Yoram Gutgeld. Ecco in sintesi quali sono le idee di Renzi [fonte: Forexinfo.it]:

  • introduzione di un contratto indeterminato-flessibile per i giovani neoassunti al di sotto di una certa età (un contratto unico di inserimento?);
  • cancellazione dei contratti a progetto al di sotto di un certo limite di età (a vantaggio, appunto, del contratto indeterminato-flessibile) e dei contratti precari;
  • facilitazione del licenziamento: il datore potrebbe licenziare senza obbligo di reintegro, ma a fronte di un indennizzo. Questo per i neoassunti, mentre per i contratti già in essere resterebbe la validità dell’art. 18;
  • semplificazione delle norme sul lavoro;
  • rilancio dei centri per l’impiego;
  • riforma degli ammortizzatori sociali;
  • utilizzo dei fondi europei per i giovani e promozione della Garanzia Giovani (youth guarantee);
  • abbattimento delle pensioni d’oro.

Molti punti sono chiaramente condivisibili (abolire le pensioni d’oro, utilizzo dei fondi europei, cancellazione dei contratti a progetto …), su uno proprio non ci sono margini di discussione: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, un articolo già pesantemente manomesso dal governo Monti.

Il problema anzitutto non è quantitativo, ma qualitativo:
– le imprese NON possono sbarazzarsi del personale con una elemosina;
– la flessibilità di entrata (e uscita!) non risolve il problema dell’impiego;
– la contrattazione d’azienda non può stabilire reintegri e buone uscite/indennizzi.

Già pesantemente criticato dai Giovani Turchi del PD, il Job Act di Renzi non risolve il problema occupazionale in una chiave futura: la crescita avviene anche attraverso la garanzia di stabilità, motore di tutti i ‘mutui’ ed i prestiti di questo mondo, poco sociale. Senza tralasciare il fatto che il ritorno alla querelle “lavoro flessibile vs. posto fisso” riproietta l’Italia indietro almeno di un decennio.

Nel prossimo job act bisogna lavorare per fare della stabilità l’unico punto di riferimento fisso della riforma, che deve puntare a
1- eliminare gli sprechi (reali e non presunti) in un’ottica di equità sociale
2- detassare il lavoro e le imprese che offrono lavoro
3- aggredire l’evasione fiscale individuando forme di risarcimento verso quello strato sociale penalizzato da decenni di fughe di capitali all’estero.

Ecco perché più che di un job act abbiamo bisogno di un job impact, un patto su e per il lavoro ed i lavoratori.

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