politicamente scorretto

Una (sinistra) riforma del lavoro?

lavoro Una picconata di Matteo Renzi che adesso vuole rottamare l’art.18 e dichiara guerra alla CGIL. Peccato che dichiarare guerra alla CGIL non è come dichiarare guerra a Beppe Grillo!Il 15 dicembre Matteo Renziha sfidato Beppe Grillo sulla legge elettorale: una mossa puerile e mediaticamente sballata, che serve soltanto a fare un dispettuccio all’altro capo-popolo.
Se prima il bersaglio era Berlusconi ed il berlusconismo, Renzi -che con Berlusconi dialogherà per tenere sotto scacco questo governo ed approdare a nuove elezioni e future alleanze (si parla già di esperimenti per le elezioni europee del maggio 2014)- si fa portavoce di Berlusconi e attacca adesso la CGIL e l’art.18.

La CGIL faccia il suo lavoro, noi facciamo leggi

Più assunzioni senza art.18

Siamo il partito del lavoro …

Queste affermazioni ed altre ispirate da Yoram Gutgeld sono alla base del piano del lavoro che intende portare avanti Renzi col PD (ma siamo sicuri che sia il pensiero di tutto il PD?) sulla falsa riga della flexsecurity di Pietro Ichino, già ispiratore della posizione economica di Renzi con interventi alla Leopolda.

Ora, constatato che Renzi non ha idee proprie e che si appropria di quelle degli altri, dovrebbe quanto meno verificare se -al suo interno- queste sono le idee del partito: essere segretario non vuol dire infatti, come fa Grillo, essere il ‘verbo’, colui che diffonde il verbo unico del partito.
Secondariamente per quanto una legge sia politica, deve avere un riscontro fra le parti sociali, ovvero fra i sindacati: considerando che la CGIL conta 6 milioni di iscritti forse Renzi ha sbagliato a fare i conti.

Nel merito il suo progetto, subito ben visto da Squinzi (presidente di Confindustria!) e da Letta (!!!), è una vergogna da un punto di vista sindacale:
– come si può accettare nel mondo del lavoro che pur di far lavorare si diminuiscono le tutele dei lavoratori?
– come si può accettare il licenziamento indiscriminato ammortizzato con una ‘buona uscita’?
– vogliamo investire sulla stabilità e crescita o ritornare ad una forma di liberismo senza regole che -dati alla mano- negli ultimi anni ha mietuto più insuccessi che altro?

Un’ultima parola su Yoram Gutgeld: prende il posto di Pietro Ichino, ma ha collaborato con Roger Abravanel nella stesura del volume sulla Meritocrazia , come dire dalla padella alla brace. La differenza è minima, perché in entrambi i casi si tratta di piani di lavoro senza garanzie reali nei confronti dei lavoratori.

 

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