attualità politicamente scorretto

Ha vinto la banalità: De Gregori molla la politica

MANOVRA: BERSANI, NON AZZARDARSI A TOCCARE LE PENSIONIL’intervista comparsa oggi su Il corriere sancisce un addio inaspettato: De Gregori abbandona la politica (passiva). Come mai?

Stanco di non riconoscersi più nel partito che -pur evolvendosi- rappresenta le sue radici di sinistra; stanco di non essere rappresentato dal suo partito. E questa stanchezza porta anche a scelte scapestrate.

Cos’ha votato alle ultime elezioni?
«Monti alla Camera e Bersani al Senato. Mi pareva che Monti avesse governato in modo consapevole in un momento difficile. Sono contento di com’è andata? No. Oggi non so cosa farei. Probabilmente non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull’elenco del telefono».

Dice questo proprio lei, considerato il cantautore politico per eccellenza? L’autore de «La storia siamo noi», per anni colonna sonora dei congressi della sinistra italiana?
«Continuo a pensarmi di sinistra. Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos’è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia. Tutto questo sta più nell’orizzonte culturale della sinistra che in quello della destra. Ma secondo lei cos’è oggi la sinistra italiana?».

La cosa più divertente è che ad apprezzare quest’intervista sono proprio gli uomini di sinistra e gli uomini del PD: a che gioco stiamo giocando?

Il PD è un partito già stanco, lontano dall’idea originaria di Veltroni, che ha bisogno di essere rifondato con idee di sinistra.

Grazie Francesco per la tua schiettezza!

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