letture

Atiq Rahimi, Maledetto Dostoevskij (Einaudi, 2012)

atiq rahimi

Non è chiaro se la trama -esile- vuole essere un omaggio a ​Delitto e castigo​ di Feodor Dostevskij, oppure un tentativo, goffo peraltro, d’imitazione. Rassul, protagonista della storia ed alterego di Raskolnikov di Dostoevskij, uccide la vecchia usuraia che costringe Sophia a prostituirsi. Da qui l’inizio del precipizio fino alla morte in carcere.Del modello russo in realtà l’autore afgano non ha nulla: né la profondità riflessiva, né lo spessore narrativo, fatto di più piani sovrapposti e allo stesso tempo divisi gli uni dagli altri. Rassul non è Raskolnikov, ma neppure Sophia è Sonia … insomma, alla fine risulta essere più prezioso per l’affresco apocalittico di Kabul, devastata da bombardamenti ed infestata di parassiti e profittatori, che per la trama, davvero poco accattivante.

Il titolo intrigante farebbe pensare ad una rivisitazione in chiave locale, ad una riscrittura, una imitazione volta a completare il modello russo; in realtà il romanzo si sviluppa su un registro sinottico, con testo a fronte, dove da un lato ci sono le vicende di Raskolnikov, dall’altro la brutta copia fornita da Rassul. Il registro è talmente ispirato dal romanzo russo da ricalcare anche i nomi: Rassul / Raskolnikov; la sorella Donia / Dunja, con diminutivo, Dúnečka … Le differenze sono tuttavia fin dall’inizio evidenti: mentre Raskolnikov si rifugia sempre più nella sua mente per mettere a fuoco il forte dissidio fra la giustizia, la punizione e la pena, Rassul entra ed esce da fumerie e dai suoi sogni allucinogeni. Un bel romanzo? Non credo: piuttosto un artificioso tentativo emulativo che cela, dietro il titolo, una riscrittura pigra e autocompiacente. Il risultato finale è una mediocre prova stilistica.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: