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L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip (Einaudi 2010)

Il libro di Massimo Panarari, L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip (Einaudi 2010), rappresenta un’efficace sintesi dell’evoluzione, o meglio dell’involuzione della cultura italiana dl’ultimo trentennio.
Dopo aver richiamato la precisa definizione di Antonio Gramsci, per il quale l’intellettuale è il tramite fra il partito al potere e le masse, Panarari traccia con altrettanta precisione il declino dell’intellettuale sostituito dall’opinionista qualunque, pescato da un qualunque talk show.

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L’inizio della fine è collocato nei primi anni ’80, quando in Italia si afferma il connubio Craxi (Martelli) – Berlusconi, ovvero il revisionismo spiccio di chi ha fame di palcoscenico accompagnato da chi i palcoscenici li ha e non vede l’ora di piazzarli un po’ ovunque. E l’inizio della fine è allora con Drive In, intrattenimento trash per eccellenza, palestra per i primi attori comici della new generations (Greggio, D’Angelo, Faletti …) e con quel genere triviale che spazza via ogni tentativo di informazione a favore del qualunquismo (si pensi ai giochi delle parti: l’avventore furbetto, il ‘baluba’ infatuato della cassiera prosperosa, i politici ‘godenti’ – De Michelis su tutti …) e del triviamente volgare.
Da lì una escalation di truzzi (tronisti) e finti intellettuali (Ricci e Signorini), fino allo sfascio più totale del ‘salotto di Vespa’ (emblema dell’infotainement < informazione x intrattenimento) passando per l’isola degli sfigati, il GF e l’onnipresente Maria (De Filippi).
Il libro è davvero interessante, perché permette di riflettere su cosa mastichiamo normalmente quando intendiamo riposarci, quindi su cosa propiniamo al nostro cervello negli attimi di relax.
Se si vuole trovare una pecca, allora bisogna parlare dello stile: zeppo di un lessico snobisticamente forbito (non so quanti nomen omen ho contato e quante farciture dal francese, tedesco ed inglese, del tutto gratuite in considerazione del fatto che l’italiano ne possiede gli omologhi), a condire una serie dotta fin troppo -considerato l’argomento- di autoritates filosofiche contemporanee e la struttura ripetitiva.
Però non si può non riconescerne dietro un’accurata quanto documentata ricostruzione che -una volta letta, digerita e meditata- può essere utile per fornire materiale e spunti di riflessione per le nuove generazioni di intellettuali.
Da leggere: R. Polese, La strana eclissi della destra. Vince ma non ha più identità (Corriere della Sera, 2 febbraio 2010).

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